13enne venduta a 3000 euro per la tradizione

donna-venduta2 agosto, le persone pensano solo alle vacanze ormai, ma ci sono “esseri umani” che urlano il loro dolore e pochi li ascoltano!!!

Succede nella decantata Venezia che una ragazza di 13 anni viene segnalata ai carabinieri perchè chiedeva aiuto, il volto tumefatto e vari traumi e bruciature.
La ragazzina ha raccontato di essere stata venduta per 3.000 euro in Macedonia dalla propria famiglia ad un’altra del suo paese, ma residente a Venezia, come promessa sposa per il loro figlio 17enne.
Arrivata in Italia assieme alla futura suocera, la 13enne ha tentato di ribellarsi, subendo però violenza sessuale completa da parte del ragazzo. Questi è stato aiutato dalla madre, che immobilizzava la giovane ed incitava il figlio a compiere il suo ‘dovere’.

Dopo due giorni di viaggio dalla Macedonia a Venezia in pullman, l’adolescente è stata segregata in casa, sottoposta ad angherie e brutalità, e una decina di giorni più tardi violentata sessualmente dal ragazzo. La ‘suocera’, Jasar Nermin, 34 anni, ha organizzato una festa chiamando i parenti ai quali il ragazzo doveva mostrare il lenzuolo che testimoniava la verginità della ‘sposa’.

Al ragazzo nemmeno piaceva, tanto da rifiutarla dopo averla conosciuta. Ma spinto dal ‘dovere’ non ha esitato a dar sfogo agli istinti più bassi, lasciando la piccola poi a piangere sola nella stanza ‘maledetta’, mentre lui, madre e parenti festeggiavano in un’altra parte della casa. Il capofamiglia, un operaio che vive a Marghera da circa sei anni, era all’oscuro di tutto e una volta ha preso le difese della 13enne, vedendole dei lividi sulle braccia, rompendo sulla schiena del figlio tre sedie di legno e ammonendolo di non permettersi più di picchiarla. Nemmeno le sorelle del 17enne sapevano, perché la ragazzina era stata minacciata di non parlare con nessuno.

Sembra un racconto di altri tempi ma purtroppo è la realtà che ancora sconfina nella fantasia più cruda e orrenda.
Ci dobbiamo ritenere complici passivi di fatti del genere? Sappiamo benissimo che alcune “culture” che ospitiamo nel nostro paese sono ancora a questi estremi eppure non facciamo nulla per tenere sotto controllo questi immigrati!!!
Non è certo il primo caso di violenza giustificata con la tradizione e purtroppo non sarà l’ultimo episodio ma mi domando se non sia il caso di rivedere gli ingranaggi della “macchina comunale”: assisstenti sociali, vigili etc., qualcosa non funziona se accadono ancora simili nefandezze verso degli esseri umani!!!
Quanto vale per la legge italiana la vita di una tredicenne segnata a vita da questo orrore???
Probabilmente tra qualche mese o anno madre e figlio saranno in cerca della prossima vittima giustificandosi con gli altri del parentame che è stato solo un colpo di sfortuna!

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