Bambini e dermatite atopica: come curarla

baby-boy-crawling_17-909080104Un fastidioso problema che colpisce tantissimi bambini: si tratta della dermatite atopica. Dalle ricerche in tale ambito risulta che circa il 30 % dei bambini piccoli soffre di tale disturbo in forma più o meno severa. Esso normalmente si presenta nella prima infanzia e può riproporsi anche in età adulta. Quando parliamo di dermatite atopica, ci riferiamo ad un eczema cronico pruriginoso, ossia una malattia della pelle, caratterizzata dalla riduzione dei ceramidi epidermici che determina un indebolimento della barriera cutanea, provocata dalla perdita d’ acqua transepidermica in seguito all’infiammazione della stessa pelle. In altre parole: si creano delle lesioni che provocano prurito e si formano delle bolle seriose; la pelle normalmente appare molto secca e ruvida, nonché particolarmente arrossata.

Normalmente i primi segnali di dermatite atopica compaiono nel neonato intorno ai 6 mesi di vita (a volte anche prima) e tendono a risolversi quasi del tutto intorno al compimento dei 3 anni, al massimo entro la pubertà. Le lesioni variano a seconda dell’età del piccolo e vanno dalla presenza di chiazze umide e rossastre sul cuoio capelluto, sul viso (in particolare intorno la bocca), sulla fronte e sugli arti. Mentre nel bambino più grande, esse compaiono soprattutto nelle piegature di braccia e ginocchia.
I sintomi sono piuttosto chiari: il prurito (talvolta anche intenso) e il fastidio sono sicuramente i più evidenti, altri sintomi evidenti sono la presenza di lesioni eczematose, la xerosi ( classica pelle secca) e la lichenificazione della pelle (ispessimento cutaneo.
Una vera e propria causa che genera la dermatite atopica, ad oggi ancora non esiste. Nel senso che vi sono una serie di fattori che possono scatenare l’evoluzione della patologia, fra cui Fattori Ambientali, ma anche Genetici e Immunologici. L’ambiente circostante nel quale il bambino vive è sicuramente una delle cause che creano l’infiammazione, attraverso l’introduzione di allergeni. Tali allergeni infatti sono sostanze che inducono l’organismo a reagire in maniera anomala, provocando una possibile allergia. Altri elementi che derivano dall’ambiente esterno sono: il clima (il freddo tende ad aggravare l’infiammazione, mentre il caldo fa regredire la malattia); l’umidità eccessiva, i saponi duri e aggressivi e i frequenti lavaggi del corpo.
Ma abbiamo anche parlato di fattori genetici, quindi una predisposizione biologica del bambino (un carattere di ereditarietà) aggravata dal fatto che uno dei due genitori abbia sofferto di allergie o riniti. Infine vi è una causa immunologica, ovvero le allergie alimentari, da contatto e da anomalie del sistema immunitario (c’è il coinvolgimento di alcune cellule, fra cui linfociti, langerhans e keratinociti).
Come è possibile intervenire per curare la dermatite atopica? Più che una vera e propria cura si parla di una gestione terapeutica della malattia, attraverso l’applicazione di creme super-idratanti ed emollienti ed utilizzando dei piccoli accorgimenti.
Vediamo quali sono:
• non lavare spesso il bambino ed utilizzare piuttosto dei bendaggi umidi;
• vestire il bambino con indumenti di cotone sulla pelle e non tinti (possibilmente solo bianco);
• usare antinfiammatori e antimicrobici locali;
• utilizzare prodotti a base olio/acqua per ripristinare la normale barriera cutanea.
Tuttavia, in alcuni casi (qualora il prurito fosse molto fastidioso) e sempre dietro consiglio del pediatra, è possibile usare anche degli antistaminici; ma in ogni caso, la terapia più efficace va sempre concordata con il medico di fiducia.

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