“HEBDO”, LA STRAGE CHE POTREBBE COLPIRE DUE VOLTE.

Ciò che è successo alla sede del giornale “Charlie Hebdo” oltre che farci inorridire deve farci riflettere. Il fatto che l’attacco fosse diretto contro una delle testate giornalistiche più discusse di sempre è un primo elemento di riflessione. Si è scelto di colpire uno strumento di diffusione culturale, un giornale. Poche settimane fa in Pakistan sono stati uccisi più di 132 bambini in una scuola e l’obiettivo del massacro era altrettanto studiato. Colpire la cultura uccide due volte: la prima quando fredda con una pallottola degli esseri umani, la seconda quando si uccide la cultura stessa. La vicenda di Parigi non è neanche lontanamente paragonabile agli scenari che quotidianamente si configurano in Pakistan o in Messico, luoghi in cui la cultura è il primo bersaglio di governi corrotti e organizzazioni terroristiche. Ma le conseguenze di questo massacro potrebbero essere comunque molto gravi, soprattutto in un periodo di grave crisi economica. Il pericolo concreto è che il nazionalismo francese cresca a dismisura, portando a reazioni razziste nei confronti degli stranieri, soprattutto gli arabi (“beurs”). Non bisogna andare molto indietro nel tempo per ritrovare circostanze quasi uguali. Nel 1973 a Marsiglia, dopo lo shock petrolifero, 15 arabi vennero uccisi in quanto appartenenti alla stessa etnia di coloro che avevano ridotto drasticamente i rifornimenti di oro nero. Oggi tutti gli arabi presenti in Francia (e non solo) saranno guardati come potenziali attentatori invasati da un barbaro fanatismo religioso. Seguendo questa logica però tutti i tedeschi dovrebbero essere nazisti spietati, tutti gli ebrei dei capitalisti avidi e tirchi, tutti i neri degli schiavi ecc. ecc. Generalizzare è troppo facile, la cultura e la libertà di pensiero rappresentata anche da “Charlie Hebdo” vanno difese con la cultura stessa.

Firmato: Leonardo Volse
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