Il caffè : gusto di business e aroma di inquinamento

caffè-gusto-di-business-aroma-di-inquinamentoIl consumo del caffè e l’esperienza sensoriale ad esso attribuita negli anni è cambiato profondamente anche nelle case degli italiani.

I grandi marchi dell’industria del caffè si sono adeguati, lanciandosi nel mercato delle “macchinette a circuito chiuso”, quelle -per intenderci- dove fare un caffè è questione di pochi secondi, basta lo sforzo di inserire una capsula e premere un bottone.
Persino Bialetti, sinonimo di moka da quasi cent’anni, lo scorso autunno è entrato in questo mercato, attraverso il lancio di nuove macchine e mettendosi a produrre direttamente il caffè. Per dirla con le parole del marketing, passando da un mondo di “sola macchina” a “un mondo sensoriale di caffè a 360°”, con tanto di campagna di comunicazione da 500mila euro e proprie macchinette piazzate all’interno della “casa” del Grande Fratello.
In Italia l’hanno capito tutti i marchi storici di caffè, da Illy e Segafredo, da Kimbo a Caffè Mauro. Dominano il mercato, con l’80% delle quote di mercato, i giganti Nestlé, con i marchi Nespresso e Nescafè Dolce Gusto, e Lavazza. La guerra si fa a colpi di spot “in paradiso”, interpretati da star di Hollywood come George Clooney (per Nespresso) e Julia Roberts (per Lavazza, con un cachet di 1,2 milioni di euro per uno spot in cui non dice nemmeno una parola).
Quel che non si dice è come l’incremento del consumo di capsule abbia un impatto negativo sull’ambiente, visto che nella maggior parte dei casi, bevuto il caffè, si getta tutto nel bidone dell’indifferenziata. Un impatto che è anche sul portafoglio, se si considera come il costo di un caffè in capsule sia circa 7 volte superiore rispetto ad un caffè tradizionale preparato con la moka.
La scelta della macchina del caffè da bar rappresenta un’importante occasione per i produttori: massima fidelizzazione del cliente.
Se in alcuni casi la fidelizzazione è indotta in maniera quasi obbligatoria dall’uso esclusivo di capsule o cialde della stessa marca del caffè, a volte può essere una scelta da parte del cliente.
Se possiamo acquistare l’apparecchio conoscendo la classe energetica a cui appartiene spesso non abbiamo alcun tipo di informazione sulle capsule e sulle cialde.
Certo è che le capsule, tendenzialmente in materiale plastico, sembrano essere quelle più altamente inquinanti, mentre per quanto attiene alle cialde molto cambia dal materiale: la presenza di alluminio oppure di carta può rendere il prodotto più o meno inquinante.
Diversi marchi hanno iniziato a scommettere sull’ecosostenibilità dei loro prodotti come nel caso di brand storico come Caffè Vergnano 1882 con una linea ecologica di cialde a cui ha dedicato un logo apposito e che offre un prodotto a base di carta interamente riciclabile senza parti in alluminio e quindi a basso impatto ambientale.
Un nuovo marchio, 7gr, che prende il nome dai grammi di caffè contenuti nelle sue cialde: 7 grammi, considerati il quantitativo ottimo per produrre un buon espresso italiano, ha la
particolarità di avere le cialde in carta interamente biodegradabili, modalità di acquisto solo online e compatibilità con qualsiasi macchina da caffè espresso che usa le cialde.
Andrea Illy, presidente e amministratore delegato illycaffè e Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, hanno annunciato un accordo volontario finalizzato all’analisi, riduzione e neutralizzazione dell’impatto sul clima del settore caffè.
Questa iniziativa rientra in un programma articolato messo a punto dall’azienda, basato sugli obiettivi del pacchetto clima-energia fissati dall’UE per il 2020: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili.

Firmato: Aromat
Sito web: http://walldesktop.altervista.org/chicchi-di-caffe/1647
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