Il ‘Ponte sullo stretto’. 39 cervelli mondiali lo difendono

ponteHa convogliato lavoro, studio, ricerca. Ha richiamato professionalità di calibro internazionale, permettendo di acquisire un know how notevolissimo in termini di gestione di grandi progetti complessi. Non solo. Ha anche reso disponibile per la comunità scientifica un patrimonio altrimenti impensabile di conoscenze del territorio dal punto di vista sismogenetico, meteo-marino, idrogeologico, ambientale, trasportistico. Inoltre – aspetto non secondario – ha dato un grande impulso all’occupazione e altrettanto continuerebbe a fare nei prossimi anni.

Il progetto del ponte sullo stretto di Messina sarebbe tutt’altro che uno spreco di risorse economiche e di tempo. Ma “un’impresa che ha portato all’Italia ed alla comunità scientifica internazionale uno straordinario bagaglio di specifiche conoscenze multidisciplinari che sono state riconosciute e oggi ricercate in tutto il mondo”.
39 illustri scienziati e professionisti mondiali (italiani, ma anche europei ed americani) lo difendono a spada tratta in un pubblico appello, rivolto al Governo italiano, in cui chiedono di non vanificare gli sforzi compiuti in tanti anni di lavoro per dare vita a quello che è diventato un progetto preso ad esempio in tutto il Pianeta. Il “Messina type”, lo definiscono negli ambienti scientifici internazionali. E basti pensare che si rifanno ad esso i ponti sospesi programmati negli Usa, ad Hong Kong, in Corea ed Indonesia – per citarne solo alcuni – per capire che è davvero così.
“Siamo consapevoli che non spetta alla Scienza e all’Ingegneria stabilire se costruire un ponte o meno – si legge nell’appello dei tecnici-, ma compete loro difendere un progetto se infondatamente bistrattato con conseguenze che potrebbero determinare la dissipazione di un grande patrimonio ingegneristico, scientifico e socioeconomico ad oggi consolidato in un progetto definitivo”.
Il progetto, oggi, è pronto. Spetta alle autorità italiane decidere se realizzarlo o meno. Ma la storia insegna, se ciò può essere d’aiuto, che è sempre meglio costruire un “ponte” che un “muro”.

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