Infinita serie di donne vittime di violenza

violenza-sulle-donne – I carabinieri di Verona hanno arrestato un marocchino di 32 anni, residente da anni in Italia, che avrebbe minacciato di uccidere il figlio di due anni e la moglie.

– Una ragazza accoltellata all’addome a Milano da un uomo che l’ha aggredita mentre, in compagnia di un’amica, stava facendo ritorno a casa.
– Terni: picchia moglie e minaccia di uccidere figlia.
– Verona: Vuole tornare in Romania e minaccia di uccidere la compagna con un vetro alla gola.
– Taranto: schiaffeggia la moglie in pubblico.

Questi i fatti di cronaca che hanno avuto maggiore risalto nell’arco di 5 giorni.

Dall’inizio dell’anno sono già 55 le mogli, fidanzate, amanti, figlie e sorelle che hanno perso la vita per mano di quello che consideravano il proprio compagno.

Nel mondo muoiono più donne per maltrattamenti che per cancro: l’ultimo rilevamento Istat risale al 2006 e il triste lavoro di mappatura è delegato alle tante associazioni di difesa delle donne che ci sono sul territorio. Telefono rosa ci racconta che il 92,7% dei maltrattamenti subiti da donne avvengono entro le mura di casa e meno della metà di chi subisce questi traumi riesce a riprendere in mano la propria vita.

Quello che preoccupa, inoltre, è l’incremento dei casi. Nel 2011 le vittime nel nostro Paese sono state ben 137, nel 2010 sono state 127 le donne che hanno perso la vita in questo modo, 8 in più del 2009, 15 in più del 2008, 20 in più del 2007. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio Casa delle Donne nel 31% dei casi ad uccidere è il partner, nel 23% l’ex marito o fidanzato e solo nel 4% dei casi si tratta di uno sconosciuto.

Per quanto riguarda il movente il più delle volte è la separazione della coppia (19%), un litigio (12%) o la gelosia dell’omicida (10%) e in tutte le circostanze ad essere punito è il tentativo da parte della donna di scegliere l’autonomia e la non sottomissione.

Secondo Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, “…alla base di questa piaga ci sono uomini che non crescono e restano inchiodati a stereotipi culturali vecchi come il mondo dietro i quali la donna è colei che subisce e viene sottomessa dal maschio”.

Aggiungerei: uomini che sono stati educati che un rapporto deve essere basato sulla prevaricazione e non sul confronto. E donne che non sono state educate a riconoscere i segnali di un vigliacco che nulla hanno a che vedere con una relazione di coppia.

A tutto questo si aggiunge il proliferare di social network che sono andati ben oltre i propositi per i quali erano stati creati: avvicinare le persone e ampliare la comunicazione.
Infatti sempre più spesso sentiamo di donne ( di qualsiasi età ) raggirate, usate e umiliate perchè, con superficialità, si sono avvicinate ad un mondo ( internet ) che fa forza sul fatto di essere protetti dalle mura di casa e non sono per nulla istruite o educate alle potenziali trappole che una bella frase o parola gentile può scatenare.

Non esiste un identikit della ‘vittima’ di violenza domestica, esiste però un quadro del potenziale assassino, o meglio di quei comportamenti potenzialmente pericolosi. Anche perchè spesso il killer (o il molestatore) è un insospettabile. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di uomini normali, operai o impiegati (nel 36% dei casi) che inizialmente si dimostrano affettuosi e premurosi anche più del normale ( ovviamente hanno uno scopo ).

L’ordinamento italiano ha accolto il reato di stalking tre anni fa ( a dimostrazione della lentezza nel vedere come la nostra società si evolve ), ma l’efficacia della legge 612-bis non è eccellente. Il trend di donne uccise per mano di un familiare o un partner è in costante ascesa dal 2009, nonostante l’aumento di denunce e di richieste di misure cautelari.

Secondo i dati, infatti, uno stalker su tre, dopo la denuncia e anche dopo la condanna, continua imperterrito a perseguitare la vittima. La coercizione insomma è inefficace o quanto meno non basta.
E se si rispolverasse l’esilio forzato in altra regione o stato ?

Nel 1996 la normativa sulle garanzie supplementari del Consiglio dell’Unione europea ha stabilito che gli Stati membri devono prevedere, nelle procedure di richiesta di asilo da parte delle donne, la presenza di funzionari qualificati e interpreti di sesso femminile, soprattutto nei casi in cui, per gli eventi vissuti o l’origine culturale, le richiedenti incontrino difficoltà a esporre esaurientemente le loro motivazioni.

Sono individuabili vari tipi di violenza

– violenza domestica
– mutilazioni genitali femminili
– aborto selettivo e infanticidio
– violenze matrimoniali e spose bambine
– violenza sessuale
– tratta e prostituzione
– violenza contro le donne nei conflitti armati
– violenza contro le donne rifugiate

Ma c’è anche un rovescio della medaglia anche peggiore, se è possibile: l’incapacita di trovare soluzioni adeguate per difendere una donna che si ribella o viene salvata in extremis dalla violenza.

Abbiamo da poco letto notizie su sentenze di stupri che si concludono, più o meno, con delle pacche sulle spalle (quale esempio di serenità e senso di giustizia si vuole trasmettere se non quello di continuare a non rispettare la vita degli altri?).
Quindi una donna che è costantemente minacciata e non vede vie di fuga, cosa deve fare se non subire?

Ma un appunto lo si deve anche alle persone passive e che si reputano ” BRAVE “, che magari sono a conoscenza di fatti di violenza e non li denunciano ( vicini di casa, amiche, colleghi che magari pensano solamente che non sono fatti loro ).
Invece, ormai, si parla di piaga sociale, dove i nostri figli cresceranno consapevoli che i loro genitori hanno pensato più al calcio o al gioco d’azzardo che alla vita umana.

E mentre gli ” Esperti ” dei comportamenti studiano il perchè di questa tendenza, non si da abbastanza risalto alla prevenzione e agli aspetti che contano in un rapporto di coppia e del rispetto reciproco.

Anche la Chiesa ha fatto sempre la sua parte: le donne sono state considerate esseri inferiori per natura e per legge.Tale atteggiamento negativo verso le donne si ritrova in ognuna delle principali religioni del mondo.
E di certo non migliora la condizione psicologica di una società malata.
Dall’alto della loro fede dicono di pensare alla famiglia e non hanno fatto mai nulla per depennare vecchie e inutili sentenze contro il genere Femminile. ( basta fare qualche ricerca in internet con parole tipo chiesa e donna per rendersi conto ).

E’ probabile che ci voglianno anni affinchè qualcosa migliori ma è anche vero che le istituzioni hanno fallito nella propaganda di educazione ai comportamenti e al rispetto che deve essere alla base di qualsiasi relazione.

Ci sentiamo in dovere di sottolineare, parlando a nome delle ” Persone per Bene”, che la categoria UOMINI è stufa di essere etichettata insieme a poche centinaia di individui che confondono l’essere Uomo con l’essere Bestia.

A tutte le donne che amano e che soffrono, che urlano la loro rabbia o che la portano celata nel cuore.

Firmato: Basta
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