La Famiglia: meno chiacchere più fatti

famigliaAl termine della tre giorni a Milano per l’Incontro mondiale delle Famiglie, Benedetto XVI e’ ripartito per Roma. In questi giorni la parola principale è stata la Famiglia, però l’enorme divario fra parole e fatti trova la sua espressione forse più emblematica in un dato: le giovani italiane fra i 25 e i 39 anni sono oggi quelle che fanno meno figli in Europa e al tempo stesso quelle per cui la differenza fra i figli che si hanno effettivamente e quelli che si vorrebbero (per la maggioranza: almeno due) è più elevata. Come se non bastasse, pur a fronte di questo divario, la quota di donne che hanno in programma di fare un (altro) bambino è, di nuovo, la più bassa in Europa.

Le dispute su «cosa è famiglia» e sui diritti (libertà, facoltà, obblighi) dei suoi componenti hanno accompagnato la storia di entrambe le Repubbliche, con momenti di intenso scontro ideologico su temi quali divorzio, aborto, procreazione assistita, unioni di fatto.
Nella Ue ci sono tanti esempi a cui ispirarsi. C’è quello nordico, per il quale la famiglia è costituita da «due persone che condividono durevolmente lo stesso letto e la stessa tavola» (nessun’altra condizione, secondo un proverbio norvegese): un modello basato su servizi, politiche di conciliazione e robusti incentivi alla condivisione del lavoro domestico e di cura. Ma c’è anche quello europeo-continentale (Germania, Olanda, Francia) più calibrato sulla famiglia «tradizionale» e meno generoso, ma comunque capace di fornire sicurezza di reddito e opportunità di scelta, soprattutto alle madri.
Siamo così indietro che non dobbiamo neppure porci il problema di quale modello scegliere. L’offerta di servizi pubblici (in particolare i nidi) è sotto soglia rispetto agli standard Ue: solo l’11% dei bambini fino ai tre anni trova posto in asili pubblici, meno del 4% al Sud. L’opzione fra il modello nordico (copertura superiore al 60%) e quello continentale (almeno il 20%) presuppone comunque il raggiungimento di un livello minimo decente.
Lo stesso vale per i congedi parentali e le prestazioni familiari. Dopo il periodo di astensione obbligatoria, da noi il rapporto fra indennità e stipendio è molto basso: il 30% a fronte del 67% in Germania e l’80% in Scandinavia. Se si resta a casa, il reddito cala drasticamente; dato che ci sono pochi nidi e costano cari, non rimangono che i nonni. E di mettere in programma un secondo o un terzo figlio non si parla più, a meno che la donna non rinunci al lavoro. Anche l’importo degli assegni per i minori (e più in generale il sistema delle agevolazioni fiscali) è in Italia più modesto degli standard Ue, e questa prestazione è per giunta limitata solo ai lavoratori dipendenti. Se la madre è costretta a stare a casa, la perdita del secondo reddito non è adeguatamente compensata, aumenta il rischio di povertà e sorge così un altro ostacolo alla procreazione.
Forse sarebbe il caso di intervenire in fretta a ridare senso alla parola Famiglia la quale se ne abusa giusto perchè è una bella parola.

Firmato: homer
Sito web: http://konaxo.altervista.org/tatuaggi-e-piercing-per-essere-diabolici/13204/
Twitter :


Non Registrato

Autore: Non Registrato

Biografia:

Utente che non si è registrato ma ha contribuito inserendo questo articolo.



Scrivi La Tua Opinione

*

Immagine CAPTCHA

*