La fotografia: artefice della nostra società

evoluzione-e-fotografiaDa quando la fotografia ha cominciato a muovere i primi passi è sempre stata al centro di discussioni tra coloro che non la ritengono una forma d’arte e quelli che invece la sbandierano come unico mezzo dell’umanità per trasmettere emozioni reali.

Di certo è che la fotografia in ogni sua forma ha contribuito a far crescere la nostra società e tiene ancora banco per tutto ciò che è intrattenimento e tecnologia.
Infatti come si potrebbe pensare al successo di Microsoft senza l’ausilio di sfondi oppure il mondo di internet con l’eliminazione di tutte le immagini, o meglio senza la sua naturale evoluzione: il cinema.
Il termine fotografia, dal greco antico, phôs, luce e graphè, scrittura o disegno, rappresenta la sintesi del processo ovvero “disegnare con la luce”.
L’estrema versatilità di questa tecnica ne ha consentito l’utilizzo nei campi più diversi delle attività umane, dalla ricerca scientifica all’intrattenimento, dalla pubblicità al giornalismo.

La fotografia nasce dai risultati ottenuti sia nel campo dell’ottica, con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata molto prima che si trovassero dei mezzi chimici per fissare l’immagine ottica in essa prodotta; il primo ad applicarla in ambito fotografico fu il francese Joseph Nicéphore Niépce nei primi dell’800, cui convenzionalmente viene attribuita l’invenzione della fotografia, anche se studi recenti rivelano tentativi precedenti, come quello di Thomas Wedgwood.
Quindi vien da sè che l’impatto della fotografia sulla società fu e resta enorme, tutto ciò che prima doveva essere descritto adesso può essere visto: si pensi ai luoghi lontani, ai monumenti, alle opere d’arte, ai fatti.
Oggi la fotografia è accettata come una vera e propria forma d’arte. Indicatori di questo sono il numero crescente di musei, collezioni e strutture di ricerca per la fotografia, l’aumento di cattedre per la fotografia e, ultimo ma non meno importante, l’aumento del valore delle fotografie nelle aste d’arte e i circoli collezionistici. Molte aree tematiche sono state istituite: il paesaggio, nudo, industriale, fotografia teatrale, e altre ancora.
Un’evoluzione ulteriore della fotografia, limitrofa al cinema, è la multivisione, basata sulla proiezione di diapositive in dissolvenza incrociata, spesso con un accompagnamento musicale. Questa tecnica è utilizzata spesso a scopi didattici o pubblicitari, ma la forte componente creativa e poetica del mezzo fotografico ha ispirato la creazione in multivisione di autentiche opere d’arte.
La fotografia digitale ha poi ulteriormente variato il contesto mettendo alla portata di tutti la tecnica delle presentazioni, anch’esse destinate principalmente a scopi illustrativi, commerciali, didattici, ma passibile di utilizzo in campo artistico.
Anche tutto l’universo dei cellulari ormai è pubblicizzato sottolineando la qualità delle immagini che realizza il cellulare XXXXX oppure di quanti Mega pixel siano dotati.
Molti la considerano un hobby rilassante e appassionante ma altri la utilizzano per lavorare.
Infatti, l’universo fotografico e la sua diffusione impressionante comincia a interferire sulle leggi che sono un pò obsolete rispetto alla velocità di utilizzo della Fotografia.
— Per esempio non tutti sanno che :
– Per pubblicare l’immagine di una persona non famosa occorre la sua autorizzazione (art. 96 legge 633/41), in fotografia una Liberatoria.
– Se la persona non famosa viene pubblicata in maniera che non possa risultare dannosa alla sua immagine, e l’uso è solo giornalistico, si può ignorare, dinanzi al diritto di cronaca esercitato dal giornalista (da valutare di caso in caso). Per default non possono mai essere pubblicate immagini di minori.
– Per pubblicare con finalità giornalistiche immagini di personaggi famosi non occorre autorizzazione. Etc, etc, etc…. Cosiglio: http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_e_fotografia.

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Autore: desire25

Biografia:

A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento? (Eugene Smith)



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