Piccoli provvedimenti per salvare l’ambiente

plasticaIn una piccola cittadina degli Stati Uniti, Concord in Massachusetts, non si potrà più bere l’acqua in bottiglia. Gli attivisti pro ambiente hanno ottenuto il bando dei contenitori di plastica almeno nell’area comunale. Dopo tre anni di battaglie gli ambientalisti sono riusciti ad ottenere il bando delle bottiglie di plastica, invitando la popolazione ad utilizzare l’acqua del rubinetto.

Dal primo gennaio i negozianti trovati a vendere le bottiglie di plastica saranno puniti con una multa fino a 50 dollari se verranno pescati per tre volte a non rispettare la direttiva, approvata da una delibera popolare. Solo le situazioni di vera emergenza saranno esenti da sanzioni.

I numeri del riciclo della plastica negli Stati Uniti in effetti fanno pensare che il provvedimento non sia poi così campato per aria. Nel 2010 i rifiuti di plastica negli USA sono stati pari a 31 milioni di tonnellate ma solo il 23% è stato riciclato.

Ma anche da noi in Italia qualcuno ha fatto degli sforzi per migliorare l’ambiente in cui viviamo. Per esempio un azienda, la Inaz, società con 150 dipendenti nella sua sede di Milano, ha provato a fare i conti: “Si arriva fino a 30mila bottiglie di plastica da mezzo litro consumate in un anno “.

Solo per produrle ci vogliono 5,7 barili di petrolio, quasi 8 quintali di greggio, senza considerare i costi e le emissioni per trasportarle e smaltirle. Uno spreco insostenibile, specie in questi tempi di crisi. Gli stessi dipendenti chiedevano soluzioni per far risparmiare loro stessi e l’azienda e per tutelare l’ambiente.
La svolta “green” di Inaz comincia coinvolgendo i lavoratori infatti i dipendenti sono liberi di scegliere se continuare a consumare l’acqua imbottigliata oppure servirsi delle brocche per rifornirsi dalla rete. L’acqua del rubinetto è buona, certificata e sempre disponibile, senza problemi legati alla data di scadenza.

Di certo esempi che ci dovrebbero far riflettere sul dispendio inutile ed esagerato di risorse che non solo non ci danno nessun contributo economico ma ci limitano danneggiando noi e l’ambiente.

Avrete sentito in questi giorni l’odissea in cui si sono ritrovati molti cittadini nel viterbese per colpa dell’Arsenico trovato nell’acqua. Ebbene forse unendo qualche puntino il quadro di degradazione della rete idrica italiana non è un caso oppure colpa della mancanza di fondi; forse è solo un altro modo per alimentare, con la nostra pelle e salute, aziende specializzate nella produzione e vendita di “acque minerali”.

Quindi fate meglio i conti e stabilite in anticipo se avete davvero bisogno dell’acqua in bottiglia. Non continuate a farvi prendere per la gola da strozzini legalizzati che abusano di un bene di tutti danneggiando l’ambiente.

Secondo le stime Onu, un miliardo di persone non ha accesso ad acque potabili sicure. Le criticità nella gestione delle risorse e l’analisi degli scenari mondiali sono stati affrontati nella conferenza internazionale sull’acqua, organizzata dall’associazione Greenaccord con il sostegno della Provincia di Roma. Se si vuole gestire nel modo corretto un problema ampio come quello dell’acqua, con molti interessi in gioco, vanno affrontate le situazioni di criticità in tutta la loro complessità.
Il problema della scarsità di questa risorsa tocca da vicino anche l’Italia, che in Europa è il Paese più ricco di sorgenti eppure siamo i maggiori consumatori di acqua in bottiglia.

A questo punto il passo importante da fare spetta solamente al consumatore che deve maturare l’idea di benessere ambientale e dispendio economico affinchè i produttori cambino strada ed atteggiamento.

Firmato: Greenpeace
Sito web: http://www.inaz.it/
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Greenpeace

Autore: Greenpeace

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Quando non si capisce quali siano le priorità, allora ci vogliono eroi che ci aiutino a comprenderle!



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