Quando fare la spesa significa usare la testa

spesa A causa del carovita e per la disoccupazione ogni soldino risparmiato è un soldino guadagnato. E c’è un metodo che sta prendendo piede: quello di comprare prodotti confezionati negli stessi stabilimenti in cui si fanno quelli di marca, ma che costano anche il 30% in meno.

Spendere tre euro e 49 centesimi per il tortello di marca (Rana) quando si può comprare la copia conforme e si risparmia un euro e mezzo. I pannolini prestige, gli Huggies, e i pannolini popolari Coop.

Li produce entrambi la multinazionale, Huggies, di diverso hanno solo i pupazzi disegnati davanti e dietro, ma quelli Coop — confezione 3-6 chili — costano 64 centesimi in meno.
Altre comparazioni: i biscotti Realforno venduti alla Lidl sono prodotti da Balocco a Fossano, in provincia di Cuneo. Che poi sforna i suoi a prezzo maggiorato.
Lo yogurt Conad e quello Coop (entrambi 0,84 euro) sono prodotti dalla Vipiteno, che quando va a vendere con il suo marchio mette il vasetto a 0,98.
L’ordine degli ingredienti, va detto, coincide. Il Caffè Esselunga è preparato dalla Pellini di Bussolengo, ma costa 1,50-2 euro in meno.
Il Pellini, tra l’altro, è il secondo caffè più caro d’Italia.
Il latte parzialmente scremato di Esselunga è fatto da Soresina di Cremona, marchio leader che si fa pagare il nome quando agisce in proprio. I croissant marchiati Lidl sono prodotti dalla Bauli: costano un terzo degli originali.

Questi prodotti sono “proprio lo stesso prodotto”, confezionato dalla stessa azienda che poi lo gira al supermercato con un imballaggio, una grafica e, quel che è più importante, un prezzo diverso.

Ma come capire come risparmiare? Leggendo con attenzione l’etichetta:

Il decalogo dell’etichettista dice di guardare prima il prezzo, subito dopo il prezzo al chilo. È importante individuare lo stabilimento di produzione: da trent’anni le grandi aziende, e ora anche la grande distribuzione, prendono il prodotto specialistico altrove e ci appiccicano il loro marchio. Ancora, controllare gli ingredienti e, se c’è tempo, la loro distribuzione gerarchica: dal più presente a quello in piccole dosi. E si riesce a risparmiare anche il 30%.

Quindi grazie alle leggi sulla trasparenza su ogni articolo in vendita le aziende sono tenute a specificare lo stabilimento di produzione, la filiera produttiva e gli ingredienti; consentendo, al consumatore attento, di risparmiare “oltre 1400 euro all’anno sulla spesa”.

Ma perchè questo? Semplice marketing: Alcune fabbriche accettano di produrre anche per conto terzi per mantenere le macchine in produttività piena e i “piccoli”, in questi accordi sempre più complessi, chiedano in contropartita alla distribuzione i loro dati sulle statistiche di consumo dei clienti. Le etichette dei prodotti esteri sono, in genere, poco comprensibili e dettagliate, l’appalto del prodotto inizia a vedersi anche nel “bio” e, sostengono gli esperti del risparmio, va riconosciuto che questi accordi grandi-piccoli «hanno fatto crescere la qualità dei discount e risollevato piccole aziende con pochi canali distributivi ».

Quindi gente usate con attenzione la testa e gli occhi… perchè pagare di più per un prodotto identico?

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L'eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare.



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