Sposarsi o Amarsi : le leggi che non ci rispettano

coppie-di-fattoVasco si è sposato con la sua Laura e ha alzato un pò di polvere dalle vecchie leggi. La sua decisione di sposare la donna con cui ha passato 25 anni della sua vita è dovuta essenzialmente al fatto che le leggi, casomai una sua dipartita precoce, non avrebbero concesso gli stessi diritti che hanno le sue ex.

Tante parole sono state pronunciate e tante ne saranno dette ma forse nessuno ha sottolineato che in fondo ha ragione. Che ci sono cittadini di serie A e di serie B? E figli che dovrebbbero anche pagare le decisioni o le esigenze dei genitori?

Il Blasco è stato lungimirante come al solito e come massimo rispetto verso la sua amata ha deciso di difendere i suoi diritti, chinando la testa ai suoi principi.
Ma la legge cosa dice a tal proposito?

La Costituzione Italiana sancisce, con l’Articolo 29, che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.”

Quindi in un Paese dove si tiene in considerazione come unione “regolare”, con diritti e doveri, quella tra due persone che si sposano, sembra ipocrita e non tenere conto del volersi bene e amarsi di due persone che si sono rispettate per 25 anni di convivenza.

Vivere insieme una vita e non poter assistere il proprio compagno negli ultimi momenti di vita. E’ quello che accade a centinaia di coppie di fatto nella vita quotidiana e che è successo alla compagna dell’alpinista Walter Bonatti, scomparso poche settimane fa, allontanata in modo umanamente inqualificabile dalla struttura ospedaliera di terapia intensiva che curava il noto alpinista. La vicenda riportata dalla stampa, oggi è diventata un’interrogazione parlamentare firmata dai deputati Radicali rivolta ai ministri della Salute, per le Pari Opportunità, al Ministro dell’Interno nella quale denunciano l’allontanamento della donna dalla sala rianimazione perchè “tanto lei non è la moglie”.

Che senso ha professare nel 2012 che l’unica ancora di salvezza è il matrimonio, quando le statistiche e le leggi sono contro questa affermazione.
Non sarebbe meglio professare che l’amore e il rispetto tra due persone è più importante? Che il matrimonio semmai non garantisce nulla se non il suggellare qualcosa che già esiste ed è talmente forte da poter essere gridato con il matrimonio , se si vuole?
Certo sono modi di vedere le cose e sentirle, ma se come bene supremo si intende mettere al centro l’essere umano , con i suoi sentimenti, forse non ci sarebbero persone intimorite da relazioni durature che probabilmente temono di essere portati alla morte dei sentimenti e delle emozioni con il fatidico si.
Oppure sarebbe meglio rivedere con più saggezza certe leggi che forse erano di comodo un tempo ma che adesso vanno contro ciò che si considera rispettoso verso il volere dei cittadini.

L’Istat ha diffuso un documento, Il matrimonio in Italia, da cui emerge come il numero delle nozze sia in ulteriore e forte calo: “in soli due anni si registrano quasi 30 mila matrimoni in meno: nel 2008 erano stati 246.613, nel 2010 poco più di 217 mila nel 2010 (dati provvisori)”. La tendenza alla riduzione delle nozze, scrive l’istituto, è in atto dal 1972, ma nel biennio 2009-2010 il calo è stato particolarmente accentuato, e ha interessato tutte le aree del Paese.

Questi dati a conferma di sopra scritto che vi è una controtendenza e che di conseguenza , visto che dovrebbero contare i giudizi dei cittadini,la politica dovrebbe far fronte a questo problema che divide gli animi e le coscienze. Ma chi avrà il coraggio di ostentare il dito verso la Chiesa che ha creato uno status simbol con il matrimonio?

La parola “matrimonio”, secondo una visione diffusa, viene dal latino matri munus, “compito della madre”, ovvero anche matrem munere, “proteggere la madre”. L’etimologia indicherebbe una relazione diretta tra l’alleanza d’amore dei due (uomo e donna nel contesto originario) e il compito della maternità/paternità che da essa scaturisce. In ogni caso, l’utilizzo del termine con riferimento all’unione nuziale si sviluppò con il diritto romano nel quale si diede riconoscimento e corpo al complesso delle situazioni socio-patrimoniali legate al matrimonium.

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