Stipendi parlamentari avvolti nel mistero

stipendi-parlamentariIncredibile ma vero, la commissione presieduta da Enrico Giovannini si è dovuta arrendere perchè, in base ai troppi paletti posti dal Parlamento, confrontare in maniera attendibile gli stipendi dei nostri onorevoli con quelli dei colleghi dei paesi stranieri più rappresentativi è “impossibile”.

Il Rapporto finale per l’anno 2011, fatto dal gruppo di esperti guidati dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini dice testualmente: «Nonostante l’intenso lavoro svolto nei mesi scorsi i vincoli posti dalla legge, l’eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi». Dunque, prosegue il documento, «nessun provvedimento può essere assunto dalla Commissione per i fini previsti dalla legge».
Eppure, al suo insediamento, nel luglio scorso, l’obiettivo sembrava a portata di mano: individuare la media ponderata, rispetto al Pil, «dei trattamenti economici percepiti annualmente dai titolari di omologhe cariche e incarichi nei sei principali Stati dell’Area Euro», riferiti all’anno precedente e aggiornati all’anno in corso, in modo da riparametrare (presumibilmente al ribasso) gli stipendi dei nostri parlamentari. E non solo i loro: la fissazione in base alla media europea dei tetti agli stipendi dei “pari grado” europei dovrebbe infatti riguardare anche i membri di organi costituzionali, i vertici di Authority e agenzie, e in generale le figure apicali delle Pa.

La Commissione Giovannini aveva avuto l’incarico dal governo Berlusconi e dalle presidenze di Camera e Senato, poi confermato dal premier Monti, e avrebbe dovuto rendere conto del monitoraggio comparativo il 31 dicembre scorso, preferendo poi, nei primi giorni del 2012, presentare solo un rapporto preliminare. In base a questo documento intermedio, l’indennità parlamentare lorda per i nostri deputati risulta di 11.283 contro i 7.100 euro della Francia, i 2.813 della Spagna, 8.500 nei Paesi Bassi, 7.668 in Germania a cui si aggiunge in Italia una diaria da 3.500 euro. A seguire l’impegno della commissione a completare lo studio richiesto per la fine di marzo. Il Rapporto finale riferito al 2011 è stato pubblicato sulla pagina Internet della Commissione, accessibile sul sito www.funzionepubblica.gov.it.

Ma allora noi cittadini siamo quì per pettinare i coccodrilli ??? …..
Tutti questi esperti che non sanno fare 2 conti in tasca ai loro ” dipendenti “; forse sarebbe meglio rivolgersi a qualche famiglia che di vita reale se ne intende e sa come far quadrare i conti a fine mese…
Qual’è il motivo secondo cui per stabilire retribuzioni e annessi dei nostri parlamentari bisogna inventare una commissione che verifichi quanto guadagnano i loro omologhi dei paesi UE?
Una famiglia che va a fare la spesa non si preoccupa di quanto spendono le sue omologhe europee, ma fa una cosa più intelligente e pratica: mette le mani nelle sue tasche e conta quanti soldi ha, e in base al risultato decide quanto può spendere.
Con i nostri ” dipendenti ” parlamentari non si può fare ??? Eppure tutte le AZIENDE agiscono su questo criterio, a parte quelle che falliscono!
E poi si potrebbe elaborare una legge di iniziativa popolare in cui il popolo sovrano – l’unico al quale la Costituzione riconosce la sovranità – stabilisce quanto pagare per ogni parlamentare.
E ci sono molti altri problemi che si possono risolvere con questo metodo superando l’ostacolo rappresentato da parlamentari che mai voteranno qualcosa che limiti i loro privilegi.

Si può sempre azzerare il tutto e ripartire da zero: un’indennità di base + scatti di anzianità + gettone di ” presenza ” (non televisiva). Del resto tutti i contratti lavorativi che ci hanno regalato si basano su questi presupposti.

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