Un’ altro vigliacco faccia da schiaffi

don-alberto-barinMILANO – Ennesima notizia che sconvolge gli animi e le coscienze di chi crede e continua a credere che esista una giustizia superiore. Il cappellano del carcere di San Vittore, don Alberto Barin, 51 anni, è stato arrestato per violenza sessuale continuata e pluriaggravata e per concussione. Lo accusano 6 detenuti stranieri, vittime di prestazioni sessuali in cambio di favori, dal cibo alle condizioni di vita all’interno del carcere. Inquirenti e investigatori sono riusciti a piazzare nell’ufficio del cappellano all’interno del carcere una videocamera, e grazie a queste hanno documentato le violenze.

Una vicenda terribile e forze dell’ordine hanno agito con grande prudenza quando si sono trovati a raccogliere la prima denuncia da parte del giovane africano accusato di reati contro il patrimonio il quale avendo subito violenza da un altro recluso spiegava a verbale che non si trattava della prima volta. Tra la aggravanti contestate c’è quella dell’abuso di autorità. La prima denuncia era arrivata l’estate scorsa da un detenuto di etnia africana. I fatti contestati risalgono a un periodo di 6 anni, dal 2008 al 2012. Don Alberto Barin opera a San Vittore dal 1997.
Lo scambio tra prestazioni sessuali e piccoli beni materiali o favori relativi alla vita di San Vittore avvenivano sia nell’ufficio del cappellano dentro la prigione, sia nell’abitazione alla quale si accede dall’esterno della struttura penitenziaria. Don Alberto dava anche pareri sulle scarcerazioni ai reclusi che «erano gentili» con lui. Una delle vittime prese di mira dal cappellano dopo essersi rifiutato di sottostare alle sue avances non è stato più convocato nell’ufficio del prete e non ha quindi più ricevuto i benefici che invece venivano elargiti ad altri detenuti. L’ordinanza di custodia è stata emessa dal gip Enrico Manzi. Don Alberto Barin è ora recluso nel carcere di Bollate, dove sarà interrogato nei prossimi giorni.
Dall’inchiesta è emerso anche che uno dei sei detenuti, una volta scarcerato perchè aveva finito di scontare la pena, sarebbe stato chiamato dal religioso nella sua casa e lì sarebbe stato costretto nuovamente a subire abusi. Anche nella casa del cappellano gli investigatori avevano messo una videocamera per registrare le violenze.

La Curia di Milano in un comunicato «esprime il proprio sconcerto e il dolore per l’arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di san Vittore sono contestati. Fin da ora manifesta la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione per le indagini».

Un’ altra persona che non ha nulla a che vedere con i principi e i fondamenti della Chiesa ma che ancora una volta abusa e approfitta del potere datogli per i propri interessi!

Sottolineo che, aldilà della correttezza di cui parlano alcuni conoscenti del “falso” prete, è stato incastrato dalle riprese di videocamere e audio. Quindi poche scuse e meraviglie da parte della Curia sarebbero gradite. Infatti ancora una volta si è data conferma che la Chiesa non si è impegnata più di tanto ad esaminare e “testare” i propri “servitori”.

Dati esatti riguardo la piaga degli abusi sessuali che coinvolgono la Chiesa ci arrivano di tanto in tanto e con molta cautela perchè questi “infami” hanno dalla loro un gran numero di chiacchere positive! E quando scoppia la “bomba” è perchè ci sono dei fatti incontestabili che dovrebbero essere perseguiti con il massimo della severità.

A questo proposito è curioso il caso del Monsignor Charles J. Scicluna, 53 anni che era giunto a ricoprire il ruolo, assai elevato, di “pubblico ministero” ecclesiastico ed era colui che sollecitava la Cei a emanare direttive ben precise, che superassero la Crimen Sollicitationis del ’62; chiedeva cioè che i vescovi segnalassero attivamente alle autorità i casi di pedofilia. La risposta della Cei, l’ultima uscita sui giornali, era che nessuna legge italiana lo prevedeva. Però viene punita l’omertà: per questo anche il vescovo di Cremona, come altri, è stato inquisito, per episodi accaduti a Savona: poi è stato salvato dalla prescrizione. Scicluna insisteva ed è stato cacciato: non ricopre più l’alto ruolo che aveva in Vaticano. E’ diventato un funzionario di basso rango, a Malta. La decisione non si sa di chi sia ufficialmente, non ci sono stati scandali. Una scelta che non rassicura, perché monsignor Scicluna non scherzava affatto: voleva far pulizia, giustamente.

Che dire per la Chiesa è più grave chi espone ai quattro venti i “loro segreti”, infatti per il maggiordomo Paolo Gabriele si è speso tanto ed è stato condannato, con pena “mite” di diciotto mesi di reclusione che verranno presto condonati dalla grazia papale.

Ma se volete approfondire la vostra conoscenza sul male che si sta insinuando nella nostra società e che miete vittime tra i nostri cari, non dimentichiamo i casi di pedofilia, vi consiglio il link all’articolo per leggere i soli casi del 2012.


Leprechaun

Autore: Leprechaun

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